A Cannes torna l'eros.

A Cannes torna l'eros.

Dopo due anni di forzato silenzio a causa del Covid prima, e delle tragedie sparse nel mondo, Cannes si fa travolgere dal brivido erotico mettendo in scena docufilm che hanno subito destato curiosità e interesse sia per il pubblico che per tutti gli addetti ai lavori, in particolare produttori e distributori, non fosse altro per i contenuti proposti: la storia di un’iconioca dell’eros e della seduzione, Brigitte Bardot. Già la sola apparizione di questo nome sul magazine “ Le Film francais” ha fatto scattare la voglia di rivedere la bellissima Brigitte al massimo del suo splendore.

Sebbene all’epoca del grande successo la Bardot era vista come una ribelle completamente in contrapposizione con le regole che negli anni 60/70 definivano il comportamento della donna, riesce a entrare prepotentemente nel mito, erano la sua libertà di espressione , che andava anche fuori dagli schemi canonici, quella capacità di lottare e battersi per i propri ideali che la renderanno un punto di riferimento e di esempio per le generazioni femminili, successive a lei. L’autore del documentario, nonché vincitore del Golden Globe “Ma vie en rose”, Berliner, ha già dichiarato che la Bardot darà la piena disponibilità per questo progetto, anche perché si toccheranno temi a lei cari quali il benessere degli animali e la condizione femminile. Verranno proposte parti di film celebri, foto d’archivio, musiche dell’epoca senza però scivolare in un nostalgico omaggio ai tempi che furono.

Una cosa è certa, le prese di posizione di Bardot, anche le più recenti, su MeToo e politica, non sono mai formali né prevedibili, e bisognerà vedere se il ritratto di Berliner riuscirà a cogliere lo spirito, sempre controcorrente, della diva che ha incarnato, nel cuore dei turbinosi Sessanta, il senso più vitale e rivoluzionario della liberazione sessuale.

Dalla Croisette prende il via anche un altro progetto centrato sul film simbolo del soft-core Anni '70, il remake di Emmanuelle, la pellicola tratta dal racconto erotico di Emannuelle Arsan, pubblicato sotto pseudonimo nel '59. La notizia ha fatto sensazione, anche perché il terzetto impegnato in questa impresa è composto da nomi importanti, in prima linea sul fronte del cinema femminista francese. La regista sarà Audrey Diwan, Leone d'oro all'ultima Mostra di Venezia per La scelta di Anne -L'evenement, la protagonista è Lea Seydoux, mentre la sceneggiatura è firmata dalla regista e da Rebecca Zlotowski, punta di diamante della squadra sempre più vasta di autrici d'oltralpe.

Sono già in preparazione due biopic (Genere cinematografico basato sulla ricostruzione della biografia di un personaggio realmente esistito) in formato seriale dedicati alla breve vita del sex- symbol Sylvia Kristel. L’attrice è morta prematuramente a 60 anni di cancro nel 2012. Sussulti passionali, in stile Nove settimane e 1/2 echeggiano anche in 99 Moons di Jan Gassmann, proiettato al Festival in prima mondiale nella sezione «Acid». La storia parla dell'incontro tra la scienziata ventottenne Bigna, decisa, imperativa, abituata ad avere sempre tutto sotto controllo, compresi i desideri sessuali, e il trentenne Frank, perso in un dedalo di tossicodipendenze.

L'attrazione tra i due è subito potente, fatta di fascinazione e repulsione, rotture e ritorni, liti e amplessi incandescenti. La parentesi amorosa e carnale tra la madre single (Sandrine Kiberlain) e l'uomo sposato Vincent Macaigne è al centro di Chronique d'une liaison passagere, regia di Emmanuel Moret (in vetrina a Cannes Premiere), mentre in The vagabonds la regista bulgara Dorotea Droumeva segue i percorsi accidentati di una donna di mezz' età che cerca relazioni con uomini ventenni scontrandosi con ostacoli fatti di pregiudizi e mascolinità tossica.

Insomma, tanto sesso e pulsioni irrefrenabili a Cannes, tutte da guardare gustandone i dettagli e le vicende, andando anche a scoprire di sex symbol che hanno lasciato un segno, non solo nel cinema, ma anche negli animi e nei cuori di generazioni di fan appassionati di desiderio.